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Arte e Cultura a S. Stefano di Camastra - blog di francesco latteri scholten
Ciro Michele Esposito: tra fascisti e partigiani.
post pubblicato in diario, il 15 settembre 2015


Ciro Michele Esposito non fu mai un attivista politico e meno che mai partitico. La sua Passione, il suo Talento, il suo Intuito sono tutti per l'Arte, sin da giovanissimo. Le opere eseguite già da sedicenne sono straordinarie e manifestano una capacità quasi unica e non è per niente che sono subito notate da Gaetano Ballardini appena giunge alla sua Scuola, a Faenza. Esposito c'arriva diciassettenne, nel 1929, poco prima dell'apogeo del fascismo, e, nel 1938, è, già diplomato, in Sicilia, a S. Stefano di Camastra, totalmente assorto dall'Arte e dalla Scuola che è chiamato a dirigere senza stipendio come gl'altri professori. Tuttavia qualcosa - e forse anche più di qualcosa - colpisce o lascia perplessi o comunque non quadra del tutto visionando i vari materiali, gl'articoli e le pubblicazioni sia suoi che su di lui, quasi tutti cartacei e risalenti ad epoca preinformatica e confrontandoli con il ricordo vivo di lui. Un qualcosa è proprio il nome di Gaetano Ballardini, il direttore della Scuola presso cui si è formato. Nella bella passeggiata per le vie di S. Stefano di Camastra che ho avuto l'onore di fare con lui poco prima della sua improvvisa morte, lo definisce con grande stima ed affetto "il mio Maestro". La cosa combacia con gl'articoli, le pubblicazioni (ben fatta la monografia di Guido Schillaci), le testimonianze. Si va anzi oltre: Ballardini sarebbe stato quasi un padre e, viceversa, lui quasi un figlio... C'è però un però. Ed è un però che si insinua silenzioso ma ineludibile appena si va ad approfondire il periodo faentino. Esce fuori infatti che Ballardini, grande manager ed appassionato e studioso d'Arte, non è mai stato un artista. Per l'indirizzo artistico della propria Scuola Ballardini aveva chiamato Domenico Rambelli già assai noto prima del 1922, ed Anselmo Bucci. E, nel 1929, sono loro a dare l'indirizzo artistico della Scuola, indirizzo per tutti, anche per Ciro Michele. Eppure, da nessuna parte, nessuno mette i due nomi in relazione ad Esposito. Come mai? Ed è questa la seconda perplessità: Domenico Rambelli, che si rifà anche a Picasso, conosciuto a Parigi, raggiunge il culmine della propria carriera proprio durante il ventennio e con opere celebrative, assai famosa la "Testa del Duce" andata distrutta. Nello stesso periodo Anselmo Bucci arriva nientedimeno che ad essere il direttore dell'Ente Nazionale per l'Arte. Che non si voglia collegare il nome di Esposito a quello dei due massimi rapprresentanti dell'arte fascista è invero cosa contraddetta dal proseguio della storia di Ciro Michele, in cui sembra invece assai possibile riscontrare la verità. Qui i punti decisivi sono: il Talento di Ciro Michele all'arrivo a Faenza, durante la frequentazione e dopo; la sua destinazione alla (all'epoca) perifericissima S. Stefano; il suo successo dopo la caduta del fascismo ed in ambienti artistici ad esso lontani. In altri termini, l'Arte di Esposito ha avuto l'ammirazione incondizionata di Ballardini, forse anche il riconoscimento qualitativo e capacitativo da parte di Rambelli e Bucci ma certamente non la condivisione dei temi, della tipologia e dei modelli. D'altronde, una sola parola di Rambelli o di Bucci avrebbe immediatamente proiettato Ciro Michele nell'Empireo artistico dell'epoca. Ma quella parola, evidentemente, non c'è stata. Anzi, c'è voluto tutto l'impegno di Ballardini per destinarlo alla direzione dell' all'epoca misconosciuta ed assai disastrata Scuola di S. Stefano e per di più senza stipendio... dei faentini solo Maurizio Korach suo ex Maestro anch'egli (ed ex partigiano) andrà a trovarlo nella cittadina nebroidea prima di tornare in Ungheria. Ciro Michele Esposito citerà Dante, "... e dentro la presente margarita luce la luce di Romeo di cui fu l'ovra grande e bella mal gradita." (Paradiso VI 127 e seg). Ancora altra verità: il successo arriva dopo la caduta del regime ed è consacrato definitivamente in quella Fiera Internazionale di New York del 1952 in cui sono lanciati tra gl'altri ad es. Andy Warhol, ovvero tipologie e modelli che il Nazifascismo aveva condannato e bruciato quale "Entartaete Kunst", ovvero bollato come arte degenerata. 
francesco latteri scholten.
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